Kepos, il giardino

Blog di un epicureo cinefilo

Archive for febbraio 2008

Benedetto Toast!

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Ieri – orrore! – ho scoperto che la mia copia di “M il mostro di Dusseldorf”, capolavoro tra i capolavori, era danneggiata.

Il dvd si era letteralmente scollato in un punto e risultava gravemente illeggibile (e quindi impossibile da copiare).

Ho fatto un tentativo disperato con la funzione Disc Restore di Toast 8 Titanium e… miracolo!

Grazie, Roxio. 🙂

Written by meneceo

17 febbraio 2008 at 15:21

Pubblicato su Tecnologie

Leopard 10.5.2: non solo stacks!

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Dopo anteprime, indiscrezioni e quant’altro è stata finalmente diffusa la “pezza” che ha fatto fare al Leopardo il balzo alla maturità.

450 e rotti megabyte di aggiornamento, cui peraltro è immediatamente seguito un ulteriore aggiornamento del “sistema grafico” (?) da 40 megabyte circa.

Mica male.

La novità più evidente ha riguardato le c.d. “pile” o, in inglese, “stacks” che ora possono essere personalizzate in maniera più incisiva.

Anzitutto, è possibile decidere se mostrare le tre principali (applicazioni, documenti, download) con l’icona predefinita:

leopard1

Oppure con un’anteprima del contenuto:

leopard2

 

E’ inoltre possibile decidere come devono essere ordinati i contenuti (nome, data di aggiunta, modifica o creazione, classe) e quale comportamento deve avere lo stack al momento dell’apertura (ventaglio, griglia, elenco, automatico).

La novità, tuttavia, che ho trovato più utile ha riguardato il demone Samba.

L’aggiustamento mi ha infatti permesso di utilizzare senza problemi il mio disco fisso di rete, che ora Leopard gestisce in scioltezza.

Ho letto, inoltre, che la patch ha migliorato il filesystem, il demone SLD ed il server X11.

Quest’ultimo mi interessa molto, e conto di verificare le correzioni nei prossimi giorni (X11 è infatti necessario – almeno attualmente – per l’utilizzo di Inkscape, il mio programma di grafica vettoriale preferito).

Written by meneceo

15 febbraio 2008 at 20:14

Pubblicato su Tecnologie

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I cannoli di Cuffaro

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La moglie del ministro di giustizia agli arresti domiciliari, il ministro riceve manifestazioni di solidarietà bipartisan, il ministro si dimette e sottrae il proprio partito alla maggioranza, facendo cadere il governo.

C’è qualcosa che non torna, qualcosa di completamente assurdo.

Per spiegarlo, trovo utile affidarmi a questo editoriale di Giorgio Bocca, pubblicato su L”espresso della scorsa settimana.

Inquisiti per mille latrocini e soprusi, i nuovi padroni sanno che nello sfascio delle istituzioni possono sempre affidarsi ai grandi avvocati per evitare i castighi e conservare l’appoggio dei clienti che partecipano al loro banchetto

Tre nomi, tre personaggi campeggiano nelle cronache politiche e giudiziarie: Clemente Mastella, Salvatore Cuffaro, Silvio Berlusconi. Indagati, processati e magari condannati, ma sempre adulati dai loro clienti e complici di questa dittatura morbida che toglie la gioia di vivere a una metà degli italiani, ma viene spesso appassionatamente difesa dall’altra metà.

Non resta che prender atto che una metà degli italiani, di destra o di sinistra che sia, è ormai legata o rassegnata a questa gestione clientelare della cosa pubblica, che vige in tutti gli uffici della pubblica amministrazione, diciamo in questo modo italiano che le clientele politiche e affaristiche hanno di appropriarsi del pubblico denaro.

Il colpo di grazia alla democrazia è stato l’applauso del parlamento, in tutti i suoi ordini, a Clemente Mastella, che difendeva se stesso e il suo clan e attaccava la magistratura che si era permessa di ricordargli che la legge è uguale per tutti. E quell’applauso spiega come l’attuale classe dirigente politica-manageriale ostenti la più assoluta indifferenza per ciò che va sotto il nome di pubblica opinione.

Stalin redivivo chiederebbe: “Quante divisioni ha la pubblica opinione?”, che potere ha la pubblica opinione di regolare il consumismo anarcoide, il clientelismo avido, la irresponsabilità dei deputati?

Inquisiti per mille latrocini e soprusi, i nuovi padroni sanno che nello sfascio delle istituzioni possono sempre affidarsi agli azzeccagarbugli più abili, ai grandi avvocati per evitare i castighi e per conservare l’appoggio dei clienti che partecipano al loro banchetto. Il male, ora lo vediamo chiaramente, è antico, progressivo e a quel che sembra inevitabile. L’immoralismo dei Craxi e degli Andreotti, lodato e rimpianto da una parte sempre maggiore del ceto dirigente, doveva farci prevedere il peggio. Ho assistito anni fa al processo di Giulio Andreotti sul famoso bacio al padrino Riina, cioè sui suoi rapporti con la mafia. Rapporti noti e addirittura rivendicati come un merito.

Tutti sapevano che la corrente di Andreotti nella Democrazia cristiana era diretta dai mafiosi Ciancimino e Lima e finanziata dai mafiosi cugini Salvo, a cui il ministro scriveva una lettera pubblicata su tutti i giornali: “Vi accusano perché sono invidiosi di voi”. Ero come cronista al processo, quando arrivò da Roma una delegazione democristiana venuta a portare ad Andreotti la solidarietà del partito, composta tra gli altri da Casini e Mastella. Passarono tra i nostri banchi salutando, sorridenti, pimpanti, euforici, come se si celebrasse una vittoria della democrazia e non uno degli spettacoli più sordidi e umilianti per la nazione e la sua storia: la tradizionale assoluzione per insufficienza di prove di un potente protetto dallo Stato complice.

Insieme a Clemente Mastella torna nelle cronache italiche Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia. Un tribunale lo ha appena condannato a cinque anni di reclusione per aver avvertito un ‘pezzo da novanta’ siciliano di stare attento ai suoi telefoni, intercettati dai magistrati, ma assolto dall’accusa di complicità con la mafia, una contraddizione in termini spudorata, la stessa usata al processo Andreotti, e il signor Cuffaro, prima di essere costretto a dimettersi, ha festeggiato, offrendo dolci e champagne ai suoi amici.

Intanto Berlusconi deride e accusa i giudici che lo accusano di aver tentato di corrompere alcuni senatori a vita usando i suoi servi nella televisione di Stato. I capiscuola Bettino Craxi e Giulio Andreotti ci avevano avvertiti, ma noi andiamo avanti verso lo sfascio generale.

Written by meneceo

2 febbraio 2008 at 10:57

Pubblicato su Politica