Kepos, il giardino

Blog di un epicureo cinefilo

Il Caimano

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Bruno Bonomo (Silvio Orlando) è un produttore di film(acci) “di genere” (“Stivaloni porcelloni”, “Mocassini assassini”, “Maciste contro Freud”, “Cataratte”) fermo da dieci anni e oberato di debiti.

Quando Teresa Matera (Jasmine Trinca), esordiente con all’attivo un paio di cortometraggi, gli sottopone la sceneggiatura de “Il Caimano”, Bruno ha in mente altro: la RAI sembra sul punto di aiutarlo a produrre, finalmente, un nuovo film (in costume, sul ritorno di Cristoforo Colombo dall’America…).

Il progetto, tenacemente coltivato per un anno e mezzo, si arena però improvvisamente: il regista/sceneggiatore, Franco Caspio (Giuliano Montaldo), abbandona Bruno per un altro produttore.

Alla crisi professionale se ne affianca, in parallelo, una tutta privata: la moglie Paola (Margherita Buy) è decisa a percorrere la strada della separazione e Bruno – che non comprende la scelta della moglie – soffre soprattutto nel veder minacciato il rapporto coi suoi due figli, Giacomo e Andrea.

La sceneggiatura di Teresa, leggiucchiata distrattamente, diventa per Bruno una possibile ancora di salvezza: forse alla RAI saranno disposti a finanziare questo progetto, invece dell’altro.

Ciò che sfugge a Bruno è che il “Caimano” è Silvio Berlusconi.

Alla RAI non vogliono grane, e rifiutano istantaneamente il progetto.

Per Bruno la scoperta del “vero” soggetto della sceneggiatura di Teresa è uno shock: a lui non sono mai piaciuti i film “politici”, e del resto Berlusconi lui l’ha pure votato.

Nonostante questo, e nonostante i soldi continuino a mancare, Bruno decide di buttarsi nel progetto. I suoi collaboratori, peraltro, sono tutti convinti: questo film s’ha da fare.

Teresa vorrebbe affidare il ruolo del protagonista ad un preciso attore (Nanni Moretti), che tuttavia rifiuta dichiarandosi già impegnato in una commedia (forse la storia di un pasticcere trotzkista nell’Italia conformista degli anni ’50?).

Si pensa allora a un attore affermato e conosciuto, Marco Pulici (Michele Placido), che accetta con (superficiale) entusiasmo.

La partecipazione di Pulici mette finalmente Bruno in condizione di trovare dei fondi: un produttore polacco (Jerzy Stuhr), amico di vecchia data, nutre una grande stima per questo attore ed è divertito dall’idea di raccontare questa “Italietta divisa tra orrore e folklore”.

La situazione però, proprio nel momento dell’apparente soluzione, subisce un tracollo: Bruno scopre che la moglie (forse) ha un altro e nello stesso momento Pulici gli comunica, con una scusa, di volersi ritirare dal progetto.

Ma senza Pulici il polacco non metterà i soldi… Senza questi soldi, sarà impossibile realizzare il film.

Bruno, perduto, disperato, tradito, scopre inoltre, per puro caso, che Pulici sta in realtà lavorando ad un altro film (quel suo vecchio progetto con Cristoforo Colombo…) e le ruspe mandate dalla banca lo svegliano demolendo il teatro di posa in cui da mesi, ormai, dorme.

Toccato il fondo, prende due decisioni, una privata ed una professionale: acconsente a cedere alla moglie la propria metà della casa coniugale (se la ami, lasciala andare…), e investe tutto quel che gli resta per girare almeno una delle scene del film, con l’attore protagonista (Nanni Moretti) e con tutto quello che Teresa aveva desiderato.

Moretti ha scritto il soggetto de “Il Caimano” a quattro mani con Heidrun Schleef, già co-seneggiatrice de “La stanza del figlio”, e si sente.

Molti sono i punti di contatto tra le due opere: il costante parallelo (e le reciproche influenze) tra la dimensione privata e quella professionale del protagonista; l’insistente sottolineatura di quel rapporto d’amore intimo, viscerale che corre tra il protagonista e i propri figli; l’esame distaccato, incompleto, dei problemi (privatissimi?) della coppia, che lo spettatore può soltanto intuire.

Spiazzando le velenose critiche che avevano circondato il film prima ancora della sua proiezione nelle sale, Moretti non si è affatto limitato a fare “un film su Berlusconi”, ma ha intessuto una trama complessa, articolata su più livelli e tematiche, talvolta liquidate (come in passato, ma forse meno magistralmente) in lapidari scambi di battute.

È beffardo, come già aveva fatto in “Sogni d’oro” e in “Caro diario”, nei confronti del mondo del cinema e di quello dei sedicenti “critici cinematografici”, arrivando di fatto a profetizzare (nella autoreferenziale scena in macchina con Bruno e Teresa) alcuni degli inopportuni e insensati giudizi che abbiamo potuto leggere su certa carta stampata.

Il Caimano Berlusconi, così come acutamente tratteggiato dall’illustre Professor Cordero sulle pagine di Repubblica, seppur presente in tutto il film, resta pervicacemente relegato sullo sfondo, vi appare – si potrebbe dire – in modo significativo, ma puramente incidentale.

Moretti ha imparato la lezione del mostrare senza voler dimostrare: non è compito suo spiegarci perché Berlusconi, secondo Cordero, abbia “la cultura dei caimani”.

Questo, semmai, è quello che vorrebbe fare Teresa.

Ma “Il Caimano” di Moretti non è “Il Caimano” di Teresa. Del film voluto e girato da Teresa noi possiamo vedere una sola scena, alla fine: tutte le altre ci appaiono per come Bruno, leggendo la sceneggiatura (senza neppure sapere di pensare a Berlusconi!), le immagina o per come Pulici, sorridendo, ritiene opportuno interpretarle.

La distanza tra il film di Moretti e il film di Teresa, e tra quest’ultimo e l’idea che Bruno ha di esso, non è un mero espediente, un goffo alibi usato per lanciare il sasso senza compromettere la mano: è palpabile, consistente.

Nel finale, o più correttamente nel secondo “autonomo” finale – poiché la storia di Bruno, vero protagonista del film, si è già chiusa – Moretti decide di prestare il proprio volto al Caimano.

Ed è una scelta importante, amara, perché con tale cruciale sequenza Moretti, pronunciando battute che potrebbero tranquillamente esser state ricalcate dai quotidiani degli ultimi anni, si concede un eclatante atto d’accusa: il Caimano sono io, come lo siete tutti voi (Bruno incluso). La “cultura dei caimani” è la nostra cultura, e il Caimano ci ha cambiati perché noi gli abbiamo permesso di farlo.

Il Caimano
Regia: Nanni Moretti – Interpreti: Silvio Orlando, Margherita Buy, Jasmine Trinca, Elio De Capitani, Michele Placido, Giuliano Montaldo, Tatti Sanguinetti, Valerio Mastrandrea – Origine: Italia (2006) – Sceneggiatura: Nanni Moretti, Federica Pontremoli, Francesco Piccolo – Fotografia: Arnaldo Catinari – Musica: Franco Piersanti – Montaggio: Esmeralda Calabria – Durata: 112” – Distribuzione: Sacher Distribuzione

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Written by meneceo

28 agosto 2007 a 12:28

Pubblicato su Cinema

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