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Il disegno di legge “criminale” Gentiloni

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telly.jpgIl ddl Gentiloni, lungi dallo stravolgere – come credo la maggioranza degli italiani desidererebbe – gli attuali assetti televisivi, si limita, in sostanza, a porre un freno alla raccolta pubblicitaria operata da Mediaset, ritenendo giustamente che in questo modo possa darsi ad altri la possibilità di emergere nel settore.

L’articolo più importante del ddl è sicuramente il secondo, che ai suoi primi tre commi dispone:

“1. Fino al 30 novembre 2012 e comunque fino alla completa conversione delle reti alla tecnologia digitale, il conseguimento, anche attraverso soggetti controllati o collegati, di ricavi pubblicitari superiori al 45% del totale dei ricavi pubblicitari del settore televisivo riferito alle trasmissioni via etere terrestre in tecnologia analogica e digitale, via satellite e via cavo, costituisce una posizione dominante vietata ai sensi dell’articolo 43 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177.

2. Entro e non oltre il 31 ottobre di ogni anno, anche sulla base dei dati economici acquisiti attraverso l’Informativa economica di sistema di cui alla delibera 129/02/CONS e successive modificazioni e integrazioni, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni indica i soggetti che, nell’anno solare precedente, hanno superato il limite di cui al comma 1 e richiede loro l’adozione delle misure previste dal comma 3 a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo.

3. Nell’anno solare successivo all’accertamento, ciascuna emittente televisiva in ambito nazionale via etere terrestre su frequenze analogiche facente capo a soggetti in posizione dominante ai sensi del comma 1, trasmette pubblicità in misura non superiore al 16% del tempo di ciascuna ora di programmazione. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano ai soggetti che abbiano trasferito su una diversa piattaforma trasmissiva una o più emittenti televisive già operanti su frequenze terrestri in tecnica analogica.”

In pratica: chi raccoglie più del 45% sul TOTALE dei ricavi pubblicitari del settore si trova in posizione dominante ed è tenuto, nel successivo anno solare, a limitare al 16% lo spazio dedicato agli inserzionisti pubblicitari.

Altro punto essenziale della disciplina si trova all’art. 3, II comma, del ddl Gentiloni:

“2. Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, al fine di favorire il passaggio alla nuova tecnologia digitale in un contesto di tutela del pluralismo, di apertura del mercato e di uso efficiente dello spettro elettromagnetico i soggetti titolari di più di due emittenti televisive in ambito nazionale via etere terrestre su frequenze analogiche presentano all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni un progetto di trasferimento su frequenze terrestri in tecnologia digitale, ovvero su altra piattaforma trasmissiva in tecnologia digitale, dei palinsesti delle emittenti eccedenti la seconda.

3. Il progetto, redatto in conformità ai parametri tecnici previsti dal piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva terrestre in tecnica digitale ed alle conclusioni assunte in sede di Conferenza regionale delle radiocomunicazioni di Ginevra, è approvato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni entro i 90 giorni successivi.

4. All’esito dell’approvazione del progetto, e in ogni caso entro dodici mesi dal decorso del termine di cui al comma 2, i soggetti titolari di più di due emittenti televisive in ambito nazionale via etere terrestre su frequenze analogiche, trasferiscono i palinsesti delle emittenti eccedenti la seconda, su frequenze terrestri in tecnologia digitale, ovvero su altra piattaforma trasmissiva in tecnologia digitale.”

In pratica: una delle tre reti Rai ed una delle tre reti Mediaset dovranno trasferirsi immediatamente sul digitale terrestre (tutte le altre reti nel 2012).

Ma cosa succederà alle due frequenze così liberatesi? Semplice:

“5. Le frequenze resesi disponibili a seguito delle operazioni di cui ai commi 2, 3 e 4, acquisite ai sensi della legge 66/01, sono cedute a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie ai soggetti che ne facciano richiesta, sulla base di un’offerta predisposta e pubblicata in conformità ai criteri e alle modalità stabiliti dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Le frequenze residue e quelle acquisite con diverse modalità rientrano nella disponibilità del Ministero che le riassegna attraverso procedure pubbliche, con modalità stabilite dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni,incentivando progetti che assicurino la più ampia copertura, nel rispetto dei criteri di obiettività, trasparenza, non discriminazione e proporzionalità previsti dall’ordinamento, e con la previsione di quote di riserva a favore dell’emittenza locale, fatti salvi i diritti acquisiti.”

E così si spezza il duopolio.

Altra cosuccia importante: la (tendenziale) separazione del gestore della rete dal fornitore di contenuti:

“7. Dal 30 novembre 2012, e comunque a partire dalla data della completa conversione delle reti televisive i soggetti autorizzati a fornire contenuti in ambito nazionale che svolgono anche attività di operatore di rete sono tenuti alla separazione societaria.

8. Alla data del 30 novembre 2012 e comunque a partire dalla data della completa conversione delle reti televisive, i fornitori di contenuti in ambito nazionale non potranno utilizzare più del 20% della capacità trasmissiva complessiva, quale risultante, in base al data-base delle frequenze, dal prodotto della capacità di trasporto espressa in megabit/secondo, per la popolazione effettivamente servita, espressa in milioni di utenti.”

Ed il restante 80%?

“9. Prima della completa conversione delle reti televisive, la capacità trasmissiva eccedente i limiti previsti dal comma 8 è ceduta da parte del fornitore di contenuti a condizioni eque, trasparenti e non discriminatorie ai soggetti che ne facciano richiesta, sulla base di un’offerta predisposta e pubblicata in conformità ai criteri e alle modalità stabiliti con decreto del Ministro delle comunicazioni, d’intesa con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. La capacità trasmissiva eccedente i limiti indicati dal comma 6, che non sia stata ceduta a terzi secondo quanto previsto dal presente comma, rientra, alla data del 30 novembre 2012, e comunque all’atto della completa conversione delle reti, nella piena disponibilità del Ministero delle comunicazioni.”

MOLTO molto piacevole, per noi telespettatori, la riforma dell’attualmente misterioso sistema di monitoraggio degli indici di ascolto:

“1. L’attività di rilevazione degli indici di ascolto e di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione costituisce un servizio di interesse generale a garanzia del pluralismo e della concorrenza nel sistema della comunicazione. Nel settore radiofonico e televisivo essa è svolta tenendo conto delle diverse tecnologie e piattaforme trasmissive esistenti.

2. Il Governo è delegato ad emanare entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge un decreto legislativo finalizzato a definire le modalità attraverso le quali l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni cura le rilevazioni degli indici di ascolto e di diffusione dei diversi mezzi di comunicazione, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

a) favorire il pluralismo e la concorrenza nel sistema delle comunicazioni;

b) garantire che la rilevazione degli indici di ascolto risponda a criteri universalistici del campionamento, rispetto alla popolazione o ai mezzi interessati;

c) assicurare la congruenza delle metodologie adottate nelle attività tecniche preordinate e connesse alla rilevazione degli ascolti televisivi;

d) tener conto , nell’attività di rilevazione degli indici di ascolto nel settore radiofonico e televisivo, delle diverse tecnologie e piattaforme trasmissive esistenti;

e) assicurare la piena attuazione dell’art.1,comma 6, lett.b) punto 11 della legge 31 luglio 1997 n.249.

3. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 2, il Governo può adottare , nel rispetto dei principi e criteri direttivi, fissati dalla presente legge, uno o più decreti legislativi integrativi e correttivi.”

In buona sostanza, all’attuale Auditel (società privata, gestita dalle stesse erogatrici di pubblicità) verrà affiancato (il che è molto “soft” e tutt’altro che “komunista”: io avrei “sostituito” :asd: ) un ente pubblico (Autorità delle telecomunicazioni).

Ma parliamo di sanzioni: cosa succede a chi fa il cattivo e non rispetta la legge?

Punizioni corporali? Torture? Deportazione in Siberia? Macchè:

“1. L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni vigila sulla corretta applicazione delle disposizioni di cui alla presente legge e applica, secondo le procedure stabilite con il proprio regolamento di cui all’articolo 51 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177, le sanzioni previste in caso di violazione delle sue disposizioni.

2. In caso di omessa adozione delle misure di cui all’articolo 2 comma 3 e di inosservanza delle disposizioni di cui all’articolo 3 della presente legge, l’Autorità all’esito del procedimento condotto secondo quanto previsto dal regolamento di cui al comma 1, irroga una sanzione amministrativa pecuniaria fino al 5 per cento del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notifica della contestazione effettuata in avvio del procedimento disciplinato dal regolamento di cui al comma 1.

3. Qualora la violazione sia nuovamente accertata successivamente all’irrogazione della sanzione di cui al comma 2, l’Autorità dispone, nei confronti del soggetto esercente l’emittente o del fornitore di contenuti, la sospensione dell’attività per un periodo da 1 a 10 giorni e, nei casi più gravi, per un periodo non superiore a sei mesi.”

Ah, ovviamente è abrogato il ridicolo SIC introdotto dalla Gasparri.

In conclusione: trovo sia un’ottima legge e mi auguro venga approvata al più presto.

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Written by meneceo

27 gennaio 2007 a 11:22

Pubblicato su Politica

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