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Le tre città murate

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Crema, Pizzighettone e Soncino: tre mete da riscoprire.

Al centro della pianura padana, a pochi chilometri a sud-est di Milano e non lontano dalle città di Bergamo, Brescia, Cremona e Lodi, ci si trova improvvisamente lontano da ogni congestione di traffico, immersi in una campagna verdeggiante percorsa da fiumi, da canali e da numerosi altri corsi d’acqua minori.

In questo paesaggio si trovano tre piccole città murate dalle antiche storie gloriose. Sono borghi nati per sorvegliare i passaggi sui fiumi della bassa Valle Padana: Soncino alta sul fiume Oglio, Crema sul fiume Serioe Pizzighettone a cavallo dell’Adda.

Le tre città murate a nord della Provincia di Cremona si trovano in una zona poco conosciuta, lontana dai tradizionali percorsi turistici.

Eppure è facilmente raggiungibile in treno, bus o auto e bastano spostamenti di poche decine di chilometri, anche fatti in bicicletta su appositi percorsi, per trascorrere giorni piacevoli lontano dallo stress della vita frenetica delle grandi città.

L’itinerario può esaurirsi anche in una visita di un solo giorno, con una breve sosta davanti ai monumenti più significativi e un veloce assaggio dei prodotti tipici locali.

Ma in due o tre giornate o in un fine-settimana si può godere con tutta calma un’esperienza di turismo diverso andando a scoprire, tra gente semplice e discreta, bellezze e tesori inaspettati dell’Italia minore, con la piacevole sensazione di trovarsi tra amici desiderosi di far conoscere anche agli ospiti le cose belle di cui sono gelosi custodi. Ci sono buoni alberghi con comodità moderne gestiti con la cortesia dell’antico alloggio di trattoria e ottimi ristoranti dove gustare una cucina semplice e genuina nata dalla civiltà contadina della pianura lombarda.

Crema
Questa piccola città dall’antica storia offre l’immagine di una vita operosa a dimensione umana, nella quale l’ospite può trascorrere ore tranquille in un ambiente piacevole, artisticamente stimolante.

Fin dall’ingresso in città attraverso le due monumentali porte neoclassiche, poste a presidio degli accessi da Est e da Ovest, si avverte immediatamente che si tratta di una città fortificata, baluardo della Repubblica di Venezia incuneato nel Ducato di Milano.

Alcuni tratti delle mura venete, tuttora visibili, testimoniano l’ultima, in ordine di tempo, fortificazione della città (1480-1508 ). Delle precedenti, a cominciare da quelle che resistettero al Barbarossa, non c’è più traccia.

Le case del centro storico addossate le une alle altre si affacciano sulle vie commerciali quasi creando un ambiente protetto in cui la gente passeggia come fosse in casa propria guardando le vetrine ed allungando lo sguardo nei portoni spalancati dove appaiono piccole e riposanti corti.

Se si penetra nelle strette vie laterali si incontrano palazzi aristocratici con fastosi portali che lasciano intravedere, al di là di preziosi cancelli in ferro battuto, ombrosi cortili pieni di verde. Sono numerose anche le strutture monastiche sopravvissute nelle architetture conventuali.

La densità delle costruzioni lascia tuttavia spazio per numerosi slarghi e piazze con una propria caratteristica architettonica, spesso dominati dalla presenza di una antica chiesa ancora adibita al culto oppure utilizzata a scopi culturali.

Vanno ricordate San Benedetto in Piazza Garibaldi, la SS Trinità in uno slargo di Via XX Settembre, San Giacomo in Piazza Caduti del Lavoro e San Domenico, recentemente restaurata ed adibita a teatro, in Piazza Trento e Trieste.

Ma il cuore della città è Piazza Duomo, che sembra una corte dove ci si ferma a gustare l’ambiente circostante e ad ammirare i portici, l Torrazzo, il Palazzo comunale e la struttura imponente ed elegante della Cattedrale e del suo campanile.

Fuori dal centro storico merita una visita la Basilica di Santa Maria della Croce.

Chi è appassionato di archeologia e vuole conoscere la civiltà cremasca nelle sue espressioni e nel suo divenire ha a disposizione l’interessante Museo Civico, inserito nei preziosi chiostri dell’ex-convento di S.Agostino.

Durante l’ora del pranzo è d’obbligo l’assaggio dei tortelli cremaschi, con un fondo leggermente dolce, del formaggio “Salva”, della “Bertolina” (focaccia dolce con l’uva) e della “Spungarda” (dolce tipico).

Pizzighettone
Pizzighettone presenta una cerchia di mura tra le più imponenti d’Italia e più importanti della Lombardia.

Raro esempio di architettura militare, concepito nell’alto Medioevo e continuamente perfezionato fra il XVI e XVIII secolo per opporsi all’evoluzione delle armi da fuoco, costituisce uno straordinario documento storico ed un’indubbia attrattiva turistica.

Particolarmente suggestive sono le passeggiate sul cammino di ronda lungo il sentiero che si affaccia sul Serio Morto e quella che esterna al fossato da Porta Cremona a Porta Soccorso, che permette una visione incomparabile dell’intero tratto sudorientale della cinta.

Anche l’interno dell’intera cerchia muraria, caratterizzato da una sequenza di ampie casematte intercomunicanti, presenta motivi di fascino, soprattutto attraversando l’imponente Rivellino.

Sulla sponda destra anche la borgata di Gera conserva interamente la cinta muraria casamattata e gran parte delle difese bastionate.

Le numerose vincede storiche del passato di Pizzighettone ne hanno ovviamente condizionato lo sviluppo urbanistico, oggi caratterizzato da sobria eleganza.

Il corso dell’Adda divide il centro antico in due parti, collegate da un ponte, ciascuna delle quali presenta una propria connotazione urbana, condizionata dalla funzione militare tipica di un capisaldo di frontiera.

All’interno del nucleo storico, il monumento simbolo di Pizzighettone è il Torrione o Torre del Guado, sopravvissuto alla distruzione del castello, in quanto documento della prigionia del re di Francia Francesco I nel 1525. L’armoniosa piazzetta del Comune può considerarsi il centro monumentale del paese e la Parrocchiale di San Bassiano, fondata probabilmente verso la metà del XII secolo, rivela appieno la sua antichità già nella facciata a capanna, in cotto, con il magnifico rosone centrale realizzato nel Quattrocento.

Attraversando il ponte si raggiunge la borgata di Gera con la piazza del mercato e la Chiesa di San Rocco. Più avanti si possono visitare le Chiese di San Marcello e San Pietro.

In alcune casematte è sistemato un interessante Museo Etnografico “arti e mestieri” del passato mentre presso il Museo Civico sono conservati importanti reperti paleontologici ed una nutrita collezione di armi di varie epoche.

Fra i piatti tipici della cucina locale è possibile degustare il “pesciolino di fiume” e i “fasulin dè l’oc cun le cudeghe” (fagiolini con cotenna di maiale), piatto tipicamente invernale distribuito all’interno delle casematte nella ricorrenza dei defunti.

Soncino
Soncino sorge su un dosso dell’antico argine del fiume Oglio immerso nel verde intenso di una campagna lussureggiante, dove nascono numerosissime risorgive, completamente circondata da massicce mura in cotto, rinforzate da torrioni semicircolari e da un fossato in parte ancora colmo d’acqua.

Entrati nel borgo fortificato attraverso una delle quattro porte ci si trova immersi in un’atmosfera d’altri tempi dove case e chiese si affacciano sulle vie principali con severe forme medioevali o eleganti facciate rinascimentali animate da bifore e da raffinati fregi in terracotta. Tutto suggerisce quiete: le stradine da percorrere a piedi, i morbidi colori degli intonaci, il rosso acceso dei mattoni a vista delle chiese, delle torri e delle semplici case; le strutture caratteristiche delle filande e degli antichi mulini ad acqua.

Il passato di piazzaforte militare è testimoniato dalla grande Rocca della seconda metà del XV secolo; vi si accede da un Rivellino dotato di ponte levatoio ancora funzionante e si passa in un cortile a pianta quadrata, fortificato da quattro possenti torrioni. Da qui si può salire sugli ampi spalti merlati che dominano il borgo e la campagna, quindi penetrare in tutte le stanze fuori terra e in numerosi vani sotterranei pieni di mistero. La rocca è spesso sede di mostre di prestigio.

A Soncino si possono anche ammirare preziose opere d’arte custodite nelle numerose chiese. Nel centro storico, la Pieve, recentemente restaurata, e San Giacomo, addossata ad un silenzioso chiostro con il caratteristico campanile ettagonale pendente. Poco fuori le mura, in posizione panoramica che abbraccia tutto il borgo, la stupenda Chiesa di Santa Maria delle Grazie, affrescata e decorata da originali terrecotte policrome; infine la Chiesetta del Tinazzo, immersa nel verde del Parco dell’Oglio.

Un momento di sosta merita la Casa degli Stampatori, che ricorda la straordinaria storia della tipografia ebraica dalla quale uscirono i preziosi incunaboli noti in tutto il mondo, tra cui la prima Bibbia Ebraica completa del 1488. Le testimonianze del passato più antico si possono osservare nel piccolo ma ricco Museo Archeologico di Aquaria, in frazione di Gallignano, dove sono esposti reperti preistorici, celtici, romani, barbarici e rinascimentali.

Non si potrà lasciare il borgo senza aver gustato i piatti tradizionali della cucina locale nei numerosi caratteristici ristoranti; questo senza dimenticare i delicatissimi pasticcini e la radice amara di Soncino, una verdura dalle eccezionali qualità dietetiche per la quale viene organizzata una sagra particolare nella quarta domenica di ottobre.

(Articolo originariamente scritto per e pubblicato su La Gazzetta della Martesana.)

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Written by meneceo

29 agosto 2006 a 16:49

Pubblicato su Itinerari

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